Pd: Parisi, aut aut a Veltroni
Le procedure scelte da Veltroni per la definizione dell’organigramma del Pd “con tre colpi di sciabola”, devono essere modificate. Altrimenti, dice Arturo Parisi, “non potrei non interrogarmi sulla possibilità di aderire”. “Nella mattinata la consonanza profonda tra la relazione di Veltroni e quella di Prodi – sostiene Parisi in un’intervista a ‘la Repubblica’ – mi avevano indotto a riconoscere nel Pd di Veltroni una nuova stagione dell’Ulivo. Una stagione guidata dalla stessa speranza che ci ha guidato negli ultimi 15 anni”.
Poi però “la gelata del pomeriggio non ci voleva”. Secondo Parisi, infatti, “non si è discusso per niente. Se ci si fosse fatti carico di continuare sotto il segno dell’unità il cammino che stavamo aprendo – afferma – si sarebbe potuto anche accettare la riduzione di quello che era il primo passo del partito ad un momento di festa. Ma l’unico rischio che un Partito Democratico non può correre è quello di minare la base della qualifica di ‘democratico’”. “In tre minuti – prosegue il ministro della Difesa – l’assemblea si è vista paracadutare dall’alto un partito preconfezionato”, con addirittura “la consacrazione plebiscitaria del segretario designato dai vertici dei partiti passati, anziché il riconoscimento delle ragioni ideali del partito.
E poi la sanzione di un vicesegretario prima ancora di definire nello statuto la presenza e i poteri di una figura di questo tipo. Questa era un’assemblea costituente e non una festa costituente. I partiti sono chiamati ad anticipare al loro interno la visione della democrazia che propongono ai cittadini come regola della Repubblica. Qui si è fatto tutto con tre colpi di sciabola. Chi avrebbe il coraggio, chi potrebbe mai essere orgoglioso di essere cittadino di una Repubblica governata con questo metodo?”. E la responsabilità è di Veltroni? “Dal punto di vista formale – risponde Parisi – mi sembra fuori discussione. Mi rendo anche conto che le condizioni in cui si è svolta l’Assemblea possono essere considerate delle attenuanti. Quello che mi preoccupa è l’indebolimento della cultura della legalità nei partiti. Sembra non interessare più a nessuno”.
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