La Sinistra: federarsi o unirsi?
Può mai la federazione essere la soluzione giusta? Chi scrive questo intervento non pensa che essa sia la strada migliore. Le quattro formazioni politiche devono smantellare l’esistente e costruire un nuovo partito. O si pensa di rappresentare la realtà con la frammentazione attuale?
Due eventi, non di certo plateali, che mi sono capitati nel mese di ottobre mi hanno fatto tanto riflettere sul grande tema di ciò che deve essere la sinistra in Italia e nel mondo.
E non nascondo le forti emozioni - gi occhi erano lucidi - che ho provato in questi due momenti diversi ma dalla stessa intensità emotiva.
Il primo è stato quello di aver visitato, con un caro amico, la mostra dei cent’anni della CGIL dal titolo: “Rossa. La comunicazione del lavoro dal 1848 al 2006.
Non a caso è stata allestita in quella che una volta era la terra di fuoco. Delle colate di acciaio. Della fatica e del sudore della carne umana; per dirla con Pasolini. Sì, la Bagnoli futura! Simbolo delle lotte operaie. Ma quando sarà realmente trasformata da vecchia fabbrica della siderurgia a polo super innovativo non si sa ancora.
Un viaggio itinerante. Dalle prime organizzazioni mutualistiche alle quotidiane camere di lavoro.
Ho visto sui pannelli, in ogni sala, quelle facce scarnite dalla sofferenza. Quei suoni che addolcivano l’ansia. Quelle parole calde capaci di riscaldare i cuori di ognuno di noi. Colori di anni di storia. Tessere e bandiere. Abiti appesi che sembravano ancora fossero indossati dalle lavoratrici e dai lavoratori.
Anni di tanta memoria appassionata e al contempo tragica. La guerra e i partigiani. La grande resistenza come riscatto e liberazione dall’oppressione. Le immagini della passione civile del popolo italiano contro i fascisti. Dalle campagne alle città.
Sottofondo di appelli e discorsi: Di Vittorio, Togliatti, Primo Levi, Calamandrei. Ma soprattutto le voci profonde, umili ed orgogliose, delle operaie ed operai, dei braccianti, degli uomini delle miniere ed altri ancora.
E’ come se avessi avuto l’impressione che tutto era vero. Uomini e donne veri al lavoro accanto a me. Tanta solidarietà. Altruismo. Ho visto la sinistra in carne ed ossa. Mi sono sentito protetto più che rappresentato.
L’altro bel momento l’ho trascorso quando ho visto in scena il Critone di Platone all’Auditorium della RAI di Napoli. Una rappresentazione fantastica in cui il dialogo tra Socrate e Critone è oggi questione molto attuale.
Gli intrecci tra la politica e la giustizia. La legalità. Le leggi. La ragione, innanzittutto, deve sempre prevalere. Diceva Socrate. Egli, rinchiuso in carcere, attendeva di essere condannato a morte. Mentre Critone, invitava, il suo caro amico a scappare. No, no, affermava Socrate! La cosa giusta da fare è di aspettare la giustizia. Secondo te, come mi avrebbero accolto, nel momento in cui sarei scappato, nella città in cui sarei andato? Avrei la coscienza pulita? Al male non bisogna opporre altro male. L’opera di convincimento del prigioniero riesce. Resta al suo posto. Al centro dell’opera di Platone vi è il polemos - vuol dire polemica e deriva dal greco - che significa il non timore di dire la propria idea e di farla vivere tra la gente.
Che cerco di comunicare con il racconto di questi brevi episodi, intimi, che mi sono capitati? Che la sinistra debba ritrovare la sua funzione storica nella società. Nella difesa di più deboli. Nella lotta alle povertà. Contro le ingiustizie. Deve offrire di nuovo delle emozioni. Un partito della sinistra che abbia la capacità di voler essere espansivo e non minoritario. Nuovo ed innovativo. Libertaria. Una sinistra che non è trasparente e forte nelle sue intenzioni che senso avrebbe? Mettiamoci alle spalle questi ultimi quindici anni! Anni bui. Anche in mezzo a noi personalismi, correnti, proporzionalismi e quant’altro. La transizione in Italia non è terminata. I fatti recenti anipolitici hanno reso evidente ancora di più la crisi dei partiti e della politica istituzionale. A parer mio i temi essenziali sono la formazione di una nuova classe dirigente e il cambiamento delle regole ormai arrugginite. C’ è bisogno di far leva sulle nuove generazioni. Nuove idee e tanto entusiasmo. Di una sinistra non prosciugata.
Il PD, ok! Il centro destra ha i suoi capi popolo che non mollano. E la Sinistra? E’ inseguitrice? Dove va? Può mai la federazione essere la soluzione giusta? Francamente non penso che essa sia la strada migliore. Le quattro formazioni politiche devono smantellare l’esistente e costruire un nuovo partito. Pensiamo di rappresentare la realtà con la frammentazione attuale?
Le ultime dichiarazioni di Pecoraro, Diliberto e Ferrero non sono in sintonia con ciò che sto scrivendo. Sono un po’ preoccupato. Ma che senso ha tenere i piedi tutto come è adesso per poi vedersi in ogni occasione di discussione?
Due sono i modelli da emulare: il primo è la bella iniziativa di settembre degli ecologisti sull’ambiente e la finanziaria. Il secondo è l’azione unitaria della sinistra per la preparazione degli emendamenti alla legge finanziaria. Questo è il terreno fertile su cui può e deve nascere un grande albero radicato e non una serra. Con tanta passione ed intelligenza innaffiamolo!
Mario Conforto*, 05 novembre 2007
*Responsabile comunicazione SD Napoli
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Cari amici e compagni, dal recente summit dei quattro dell’Ave Maria, nonostante le opinioni di Mussi e Giordano a favore di una costituente del partito della sinistra, sono usciti con la solita deludente e frusta proposta della federazione,poi trasformatasi in confederazione, ignorando con insopportabile strafottenza la fortissima domanda fondativa che viene dal basso e convocandosi la loro assemblea nazionale ( che non è, si badi bene, la stessa cosa degli “stati generali” cui inizialmente si faceva riferimento) nella quale determineranno le loro regole, per l’8 ed il 9 dicembre prossimi. Non è chiaro nemmeno a chi questa assemblea sia aperta e se la società civile ed il mondo associativo siano accreditati o meno e, se si, quale spazio venga loro attribuito. Dal documento stesso emergono la solita auto-referenzialità, la solita arrogante indisponibilità all’ascolto, la spaccatura profonda che si può coprire per fini elettorali, ma non superare fino a quando il metodo sarà quello della valorizzazione delle differenze invece delle somiglianze. Non si trova accordo nemmeno sul simbolo (con falce e martello o senza, con arcobaleno o senza, con supercazzola o meno).Sta nascendo una cosa rotta più che una rossa ed è così rotta che qualcuno a caso,Diliberto, minaccia di non farla nemmeno nascere. E’ doveroso puntualizzare che, anche se il risultato non cambia, vi sono oggettive differenze di approccio. Mussi è convinto assertore della costituente e da qualche settimana, dopo le primarie del PD, lo è anche Giordano. Pecoraro è uno spettatore passivo in attesa di sviluppi, ma, vista la sua costituzione trasversale,non esclude nemmeno il passaggio al PD. Diliberto, Turigliatto, Rossi, Grassi e l’Ernesto sono il vero collo di bottiglia del progetto, gli irriducibili sostenitori dell’identità, che ricordano molto quel vecchietto che correva dietro alle ragazze, ma non ricordava più il perché. Tutti comunque temono di perdere pezzi facendo scelte coraggiose e non hanno capito che ogni grande innovazione politica lascia sul campo qualche cadavere, ma dietro a qualche pezzetto di apparato perduto c’è il premio di milioni di persone che vogliono sostenere una politica nuova, costruttiva, etica, rappresentativa e valoriale. Dobbiamo incoraggiare questo percorso dimostrando quanti siamo a volerlo e pertanto…
Propongo una manifestazione davanti e dentro la sede dell’assemblea della sinistra l’8 dicembre 2007 PER la costituente del PARTITO DELLA SINISTRA. Sottolineo il “per” perchè ritengo che sia un errore manifestare “contro” in un contesto in cui è fondamentale tenere insieme le forze e le diverse sensibilità, perdonando atavici vizi, ma affermando con decisione il diffusissimo sentire comune che è indiscutibilmente orientato verso la nuova casa di tutta la sinistra. Si faccia una consultazione popolare sulla questione e si vedrà con chiarezza che, in assenza di trucchi, il consenso sarà plebiscitario.
Raffaele Barki
http://www.unasinistrauna.com
Si riparte da zero , ci vuole coraggio non può esserci rinnovamento se cambiando noni le persone rimangono sempre le stesse.Oggi dopo questo sfascio della seconda repubblica si riparte da zero con dei cittadini sganciati dai partiti ,con dei missionari che hanno a cuore il bene pubblico. E’ la soluzione ,i migliori qualsiasi estrazione se la partecipazione è personale, gente seria, onesta e capace di ascoltare la voce dei conpaesani, per poi occupare la regione e poi se dimostrano serietà e capacità li portiamo anche a Roma,”Comiciate da Castelbuono”se fate bene gli altri vi seguiranno . Buona riflessione a tutti “Il vecchio”