EVENTI SINISTRI

Live Earth; 2 miliardi di spettatori
sette nazioni (e tantissimo gas serra)
 

Quello di ieri è stato senza alcun dubbio il più grande spettacolo che il mondo abbia visto. 24 ore di musica, sette palcoscenici in sette continenti, più di 150 cantanti ed artisti, il tutto in mondovisione. Il via lo ha dato Sidney, poi in ordine di fuso orario Tokio, Shanghai, Johannesburg, Amburgo, Londra, Washington, New Jersey, e a chiudere Rio de Janeiro. Ma quello di ieri è stato il paradosso dei paradossi nel nostro tempo: più rispetto per il pianeta, ma i due miliardi di spettatori del Live Earth hanno prodotto migliaia di tonnellate di gas-serra. Il quotidiano britannico “The Guardian” si è fatto la domanda quanto è costato al clima il Live Earth organizzato proprio per destare le coscienze sulle minacce ambientali. Una prima contraddizione è la scelta dello sponsor del sito della manifestazione: la Chevrolet, un’azienda automobilistica che nel suo listino ha anche gli inquinantissimi Suv. Poi vanno considerati i viaggi di trasferimento degli spettatori. Il “Guardian” ha stimato che tra il pubblico di Londra e quello di New Jersey sono state prodotte 5.600 tonnellate di gas-serra, l’equivalente di 7.270 persone che sorvolano l’Atlantico. E non basta. Pizzicato tra i virtuosi a parole anche l’ex vicepresidente americano Al Gore tra gli sponsor del Live Earth e che secondo i maligni si appresterebbe dopo il big event ad annunciare una sua candidatura alla Casa Bianca. Gore ha macinato consumi record di gas in una delle sue abitazioni private: l’anno scorso, per la mega villa di Nashville (10.000 metri quadrati) ha speso una media di 500 dollari al mese, 20 volte quanto spende un americano medio. Sempre il “Guardian” ha fatto le pulci anche agli artisti. A Madonna che l’anno scorso con il suo tour, ‘Confessions’, provocò in quattro mesi 440 tonnellate di diossido di carbonio. Non sono mancate le critiche di musicisti dissidenti: il gruppo rock Arctic Monkeys si è rifiutato di partecipare all’evento perché lo trova “ipocrita”. Consapevoli della necessità di contenere l’impatto ambientale dell’evento gli organizzatori hanno scelto di illuminare tutti gli spettacoli con fonti energia rinnovabili. Italia fuori dal grande evento ma c’è l’ Eni che è tra gli sponsor della diretta del maxi-concerto mondiale Live Earth. La compagnia italiana, infatti, ha sponsorizzato la trasmissione di RDS, emittente che aveva l’esclusiva radiofonica, e ha acquistato pacchetti pubblicitari su MTV e sul sito internet liveearth.msn.com. A chiudere una nota amara: anche stavolta il servizio pubblico della Rai era assente. Diretta tv su La7 e Mtv, per la gioia degli amanti del rock.

08/07/2007

6 Responses to “EVENTI SINISTRI”

  1. La guerra di Rosy

    Bindi si candida, Letta si sta per candidare. Per Veltroni la passeggiata si fa più insidiosa Roma. Rosy Bindi ha annunciato ieri pomeriggio che si candiderà alla segreteria del Partito democratico, Furio Colombo lo ha fatto domenica in un articolo sull’Unità, Enrico Letta lo farà presto. Si profila così, con Walter Veltroni, una corsa a quattro.
    Non sarà uno scontro tutti contro tutti e nemmeno tutti contro uno, ma un doppio: Veltroni e Colombo da un lato, Bindi e Letta dall’altro. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio attende solo la chiusura della trattativa con i sindacati, per potersi poi autosospendere dal governo e giocare la partita con le mani libere. Da parte sua, Rosy Bindi ha chiarito subito che se sarà eletta rinuncerà “a qualunque altro incarico”, perché quello di segretario del Pd sarà un “impegno a tempo pieno”. Chiarissimo il riferimento al doppio incarico del candidato-sindaco, che ha già detto di non poter venir meno al “patto stretto con i romani”, nemmeno dopo l’eventuale (e probabile) elezione. Del resto, nel suo annuncio, il ministro per la Famiglia non dice, come Colombo, che la sua candidatura “non è contro Walter”. Dice invece che per costruire un nuovo partito che sia davvero democratico occorre una vera competizione. E sembra una promessa.
    Rosy Bindi punta sulle donne e si prepara a giocare all’attacco, da sinistra, come ha sempre fatto. Era lei, infatti, l’unico dirigente del centrosinistra al caucus cofferatiano di Firenze, 10 gennaio 2003, con Nanni Moretti a fare da presentatore e l’ex segretario della Cgil a raccogliere l’investitura dei girotondi. Di qui, verosimilmente, la candidatura dell’ex direttore dell’Unità, secondo molti ispirata dallo stesso Veltroni. Per coprirgli le spalle a sinistra, ma anche per offrirgli più ampi margini di manovra tra l’abbraccio di Francesco Rutelli da un lato e la tutela di popolari e dalemiani dall’altro. E in effetti il successo di una lista alla sua sinistra, ma esplicitamente “non contro Walter”, sarebbe il suo capolavoro. All’indomani del voto Veltroni potrebbe così assumere nuovamente, anche nel Pd, la posizione che da sempre gli è più congeniale, tornando a “coniugare radicalità e riformismo”.

  2. Scalino a 58 anni e quote dal 2010
    Ma il Tesoro «vuole» la copertura

    ROMA — Dallo staff del presidente del Consiglio, ieri, trapelava ottimismo. La proposta di Romano Prodi per sbloccare questa lunghissima trattativa sulle pensioni è quasi pronta ed il premier è fiducioso di poter finalmente strappare il sì ai sindacati, ai quali dovrebbe essere presentata tra giovedì e venerdì di questa settimana.
    La chiave dovrebbe essere la rinuncia, da parte del governo, ad un ulteriore aumento fissato per legge dell’età minima di pensione dopo il primo «scalino» del 2008, che la porterà da 57 a 58 anni. Dal 2010 in poi l’innalzamento dell’età, che comunque non riguarderebbe chi svolge lavori usuranti, sarebbe sostanzialmente garantito dal meccanismo delle «quote», dato dalla somma dell’età anagrafica e di quella contributiva, che sarebbero fissate indicativamente a livello 95 nel 2010 e a quota 96 nel 2012. Ieri Prodi ha discusso a lungo con i ministri dell’Econ omia, Tommaso Padoa-Schioppa, del Lavoro, Cesare Damiano, e il sottosegretario alla Presidenza, Enrico Letta, che in queste ore tiene aperto il canale informale con i sindacati, tutti gli aspetti della proposta. Che ha ancora diverse variabili tecniche tra le quali scegliere e che dovrà comunque essere affinata nei prossimi giorni perché così com’è abbozzata, si spiega, «non garantisce ancora la piena compatibilità economica» che secondo Prodi e Padoa-Schioppa è una condizione indispensabile da rispettare. Costa, insomma, un po’ troppo.
    Per questo il presidente del Consiglio avrebbe chiesto a Padoa-Schioppa e a Damiano un ulteriore sforzo di fantasia per assicurare la copertura in bilancio dei minori risparmi che deriverebbero dall’abbattimento dello scalone previsto dalla riforma Tremonti-Maroni, che dal 2008 farebbe salire di colpo l’età minima di pensione dagli attuali 57 a 60 anni. La copertura dovrebbe avvenire con risorse da trovare all’interno dello stesso sistema previdenziale. Padoa-Schioppa, nel giorno in cui il Governatore della Banca d’Italia ha lanciato un nuovo allarme sulla compatibilità finanziaria dell’operazione, è stato, su questo, molto netto. Ma non è tutto. Perché a fronte della rinuncia al secondo scalino stabilito per legge, opzione senz’altro gradita ai sindacati, ma anche per contenere i costi complessivi dell’operazione, Prodi e Padoa- Schioppa sembrano intenzionati a riproporre la revisione dei coefficienti di trasformazione delle pensioni. Operazione che i sindacati hanno sempre osteggiato con grande determinazione.
    La revisione avverrebbe tuttavia sulla base di criteri nuovi, che terrebbero conto sia dell’aumento dell’età media di vita ma anche, in senso opposto, della maggior precarietà e flessibilità del lavoro e soprattutto dell’immigrazione. In grado, quest’ultima, di offrire al sistema previdenziale italiano, se valutata in prospettiva nel medio e lungo periodo, «elementi molto rilevanti di equilibrio». Gli stessi flussi migratori potrebbero essere presi in considerazione per ricalcolare (ovviamente al ribasso) i costi finanziari del superamento dello scalone. Con i sindacati il filo del dialogo è aperto. Già oggi, a Palazzo Chigi, potrebbero esserci nuovi incontri informali.
    Mario Sensini
    17 luglio 2007

  3. Harry Potter, il governo, l’immaginazione, la destra e la sinistra.

    Harry Potter è di sinistra. E non solo per la sacrosanta battaglia di Hermione per i diritti degli elfi domestici. E’ di sinistra perché l’immaginazione è di sinistra.

    D’altronde, i conservatori non devono fare altro che conservare l’esistente. I progressisti devono fare sforzo di fantasia per provare a trasformarlo. Con alcune contraddizioni: dire che tenere un 65enne al lavoro un altro paio d’anni serve ai giovani è molto fantasioso, ma alquanto di destra. O quando un liberista grida a un comunista “conservatore” vuole dire “progressista”.

    Harry Potter è di sinistra e i libri di Harry Potter sono più di sinistra dei film di Harry Potter. Uno spettatore continuerà a credere che l’Algabranchia sia stata consigliata da Neville Paciock, arguzia alquanto irritante per il lettore. Gli indizi sui perché dell’intreccio tra Harry e Tu-sai-chi disseminati ad arte tra le pagine dei testi scompaiono nei film, come se fra i due ci fosse semplicemente una questione personale. I film stanno ai libri come il Governo dell’Unione sta al suo programma.

    Harry Potter è di sinistra perché non ama le soluzioni facili, perché analizza e intuisce, perché racconta che la realtà che si vede non va e che bisogna cambiare. Harry è di sinistra anche perché su queste basi non raggranella più di un 6-7% di Howargts. E’ di sinistra perché poi anni dopo succedono esattamente le cose che lui aveva detto e tutti diranno che lui aveva ragione e ha la maggioranza assoluta (ma noi a questo libro non siamo ancora arrivati).

    Harry Potter è di sinistra perché i Mangiamorte sono neri e inneggiano alla purezza della razza mentre papà Weasley è fissato con i babbani e ama le contaminazioni tra diversi.

    Harry Potter è di sinistra perché tenta, ci prova, e non si sa come andrà a finire; ma è giusto provarci perché il mondo sia migliore. La realtà è di destra perché il 21 luglio esce l’ultimo libro di Harry e alla sera a noi toccherà sentire al telegiornale come è andata a finire, senza il piacere della scoperta, della lettura.

    Harry Potter è di sinistra perché ci promette sempre una sorpresa. La realtà è di destra perché ce la rovinerà.

    Fate qualcosa per non farci sapere la fine prima di avercela fatta leggere.

    Harry Potter è di sinistra perché ha i capelli spettinati.

    Scritto da A_iR
    venerdì 13 luglio 2007

  4. [...] incazzare dell’Utri che ha visto in pericolo la sua creatura Forza Italia ed una imitazione del PD. Di fronte alla canea di proteste, Cesa, Bossi, Maroni e compagnia cantando –con Apicella alla [...]


  5. [youtube=http://www.youtube.com/watch?v=dibHgi6BfOs&rel=1]

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